18-135 Fuji. L’ottica da viaggio finalmente è arrivata!

Fuji X-T1, 18-135mm 6400 ISO, 1/42s, 135mm (203mm) f5.6 JPG “normal” SOOC (not modified) © Max De Martino
Fuji X-T1, 18-135mm 2500 ISO, 1/80s, 78mm (118mm) f5.3 JPG “normal” SOOC (not modified) © Max De Martino
Fuji X-T1, 18-135mm 5000 ISO, 1/80s, 66mm (99mm) f5.3 JPG “normal” SOOC (not modified) © Max De Martino
Fuji X-T1, 18-135mm 6400 ISO 1/17s 18mm (28mm) f4.5 JPG “normal” SOOC (not modified) © Max De Martino

English readers read the translation from the friends of Bestmirrorlesscamera. Un paio di mesi fa Fujifilm Italia mi ha comunicato che, visto che in Giappone erano piaciuti i miei scatti, soprattutto il lavoro di Chernobyl, avrebbero avuto piacere di farmi provare un nuovo obiettivo, nel dettaglio il 18-135mm f3.5-5.6, quindi un’ottica corrispondente ad un 27-200mm. Naturalmente non me lo sono fatto chiedere due volte ed ho accettato, seppure dubbioso della qualità di ottiche con fattori di zoom così spinti: avevo utilizzato, in passato, ottiche simili su una Nikon D7000, non rimanendone particolarmente colpito. Anzi, la sensazione era di un obiettivo che faceva tutto, ma mediamente era poco inciso. Questa volta invece ho trovato un’ottica sul livello delle ottiche Fuji, quindi estremamente incisa, come il 18-55 “da kit”. Intanto, partendo dall’esterno, devo dire che il feeling tattile del 18-135, come, peraltro di tutta la serie XF, è molto buono. L’ottica è interamente in metallo, se si esclude il paraluce e, ovviamente (per Fuji), le lenti. Questo dona una sensazione di grande solidità. Ho deciso di utilizzare il 18-135 per raccontare una storia che andrò ad approfondire ancora per molti mesi: la vita della comunità monastica più grande d’Italia, l’Abbazia di Praglia (www.praglia.it) e di cui in calce trovate il link ad alcuni scatti. Per l’occasione Fuji ha deciso di far realizzare un video di backstage che vedrete a breve, per mostrare a voi come si comporta il 18-135 sul campo. Tornando al nostro obiettivo, bisogna dire che è il compagno ideale per la X-T1, essendo la prima ottica “weather resistant”, come la stessa X-T1 e il battery grip VG-XT1. Questo significa avere con sé un mezzo che consente, con 930 grammi, di coprire tutte le focali più utilizzate in viaggio, dal grandangolo al tele, senza doversi preoccupare troppo del fatto che piova o che sia bello. Ovviamente la macchina non è subacquea, ma di certo non sarà messa in crisi da un acquazzone. E questo, per i più ansiosi, di certo può essere una feature da non sottovalutare. Altro punto degno di nota, il sistema di stabilizzazione che consente di scattare con lunghezze focali lunghe, ma con tempi fino a 5,5 stop più lenti. Esemplificando, se a 135mm (200mm equivalenti sul Full Frame) il tempo consigliato per scattare senza rischio di mosso era 1/200 o meglio 1/250 di secondo, ora si può pensare di scattare con la stessa focale, con tempi sino a 1/15 senza problemi. Io pensavo di avere un’ottimo stabilizzatore sul vecchio 70-200 Nikon VRII. Ecco, in confronto non è nulla… Questa funzionalità mi è stata molto utile, insieme al fatto che la X-T1 lavora benissimo anche con pochissima luce, per poter impostare gli ISO in automatico fino a 6400 e concentrarmi sui monaci mentre pregavano nella Chiesa interna all’Abbazia, in situazioni di luce tutt’altro che semplici. Inoltre, visto che il test si è svolto in giornate con temperature superiori ai 35 gradi. Fattore che mi ha spinto a lavorare solo con una macchina e un’ottica: poco peso e meno fatica. Dopo l’Abbazia l’ho poi utilizzata come ottica principale a due matrimoni. Nonostante l’apertura massima non sia da ottica fissa, il bokeh rimane molto morbido ma il soggetto non perde mai di incisione, come peraltro capita anche con l’ottica 18-55 del kit X-E2 o X-T1. Se vi iscriverete a questo blog, presto avrete modo di vedere altri scatti sia dell’Abbazia, sia dei matrimoni (questi sono jpeg in qualità “normal” come usciti dalla X-T1).  Per ora invece vi lascio col video realizzato per Fuji in questa occasione e col video dell’unboxing del “mio” 18-135 numerato “Prototype 14”. ***Guarda la galleria “Ora et Labora” con immagini scattate con X-T1 e 18-135. P.s.: non perdere il video divertente della prova sotto la pioggia.

Buona visione!

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6 pensieri riguardo “18-135 Fuji. L’ottica da viaggio finalmente è arrivata!”

  1. Salve Max,
    bella, ottima recensione e riflessione.
    Amo Fuji ed ho appena acquistato una X-T1 proprio con ottica 18-135.
    Non ho ancora avuto modo di fare molti scatti con l’ottica in questione, ma già dai primi scatti il feeling è stato immediato. Ottima costruzione, stabilizzatore estremamente efficace, costruito molto bene e la resa mi sembra buona, non paragonabile ovviamente al 35mm f1.5, 56mm f1.2, etc. la resa delle lenti fisse è indubbiamente superiore, poi quelle di Fuji sono straordinarie, ma avere un’escursione che va da 18 a 135 ha tantissimi vantaggi, come elencati nella sua bella recensione.
    Ottica che sicuramente mi accompagnerà ovunque, dove è indispensabile un’unica ottica, poi per lavori più specifici montare un’ottica dedicata regala sicuramente più emozione e tira fuori al meglio l’anima Fuji.
    Buona luce 🙂

    Angelo Cusano

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