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Profoto B2 – English Review.

Thanks to the friends of online magazine Osservatorio Digitale with whom I begin collaborating from this month and to Grange, the Italian importer of Profoto. I had the chance to try a new flash which follows the glories of the marvellous B1 and promises to repeat its success. Find the link to the video test here.

The new Profoto B2 which I tested for a few hours in a “Location Kit” consists of two flash heads, one generator/controller AIR TTL, two cables, a mains and car battery recharger, and a carrying bag; it is not completely cable-free like the B1 but it is lighter (the generator weighs a little more than a 3.5 pounds). The big advantage is being able to use up to two flash heads with one generator. Another advantage is to consider that on location, especially outdoors, it is often necessary to fill the shadows with two lights and not just with one.

For this fast test I used my trusty Fujifilm X100T that manages to synchronise the flash in HighSpeedSync until 1/4000. I avoided shooting according to the usual model in the studio. Instead, I wanted to test the Profoto B2 in a “dirty” environment: outdoors, with two members of an Italian Hip-Hop crew called 33giri.

The Profoto B2s are controllable using Nikon and Canon with an AIR-TTL trigger which allows you to change the power and mode remotely (manual/ttl). With my Fuji, not being able to work in TTL, I relied on an infrared transmitter that I came to know of thanks to the great colleague, friend and X-Photographer like me, Zack Arias . This optical trigger called the Wein Sync-Link allows you to work with all flashes in slave mode provided that the machine and generator see each other.

The shots were performed with the two Profoto B2 heads, an Octabox Profoto and a 70cm umbrella, except for a few shots with very radiant light, made ​​without any modifier. As you will see, thanks to the built-in reflector, the light is never very hard even when working without umbrellas or softboxes. The power of 250W divided between the two flash allowed me to shoot the sky with backlighting underexposed and wind up the power of the sunset even more.

All the shots you see below have undergone minimal post-production: I deliberately left some elements like the crane in the background that I would have been able to  photoshop. The sunset is so saturated because I shot “overpowering the sun” or with the flash power exceeding that of the sun and exposing the subject correctly while the background is underexposed. This spring I will present a class to explain how to shoot with this mode and other modes related to the use of the flash. If you want to stay up to date, follow me on Facebook .

The portraits with smoke were performed with the Octabox on the left side and with grids and some barn-doors, flags, to concentrate the flash made blue with a colour filter placed only on the smoke so as to avoid potential flare on the lenses.

The Profoto B2 is a system that will give great satisfaction both to those who will use it in the studio (there are pilot lamps) but especially to those who will use it on location therefore outdoors (a B2 counts as three or four speedlights used together). Users of Nikon and Canon can buy the AIR-TTL remote control and work in a more simple way, even mounting the B2 on-camera . I hate the use of any on-camera flash, but not all are of the same opinion  🙂

A tip for those who decide to use two heads: it is worth buying at least one extension cord of three meters in order to comfortably position the flash heads.

I hope Profoto implements the TTL also for users of the Fuji cameras, like me, and that in the next firmware there may be the possibility, as on the B1, of partializing the power of the pilot lamps in proportion to the power of flash, which is currently not possible.

In short , the B2 has great potential: you can llok at the technical data here: http://profoto.com/offcameraflash/the-products/b2/

I leave you to my very short VideoTest and below the images taken. Enjoy!

 

Profoto B2 – Test in anteprima.

English readers, look at my english review here. You can also watch my english video review.

Grazie agli amici di Osservatorio Digitale, rivista on-line con cui da questo mese inizio a collaborare, e a Grange, l’importatore italiano di Profoto, ho avuto modo di provare un nuovo flash, che segue i fasti del meraviglioso B1 e promette di ripeterne il successo, seppure si posizioni diversamente. Trovate il link al video-test qui.

Il nuovo Profoto B2, che ho provato per un paio d’ore in versione “Location Kit”, composta da due teste flash, un generatore/controller AIR TTL, due cavi, un caricabatteria da rete e uno da auto, e una borsa per il trasporto; non è completamente “cable free” come il B1, ma è più leggero (il generatore pesa poco più di un chilo e mezzo). Il grosso vantaggio però è quello di poter utilizzare, con un solo generatore, fino a due teste. Vantaggio non da poco, considerando che in location, soprattutto all’aperto, spesso serve riempire le ombre con due luci e non con una sola.

Per questo fast test ho utilizzato la mia fedele Fujifilm X100T, che riesce a sincronizzare il lampo in HighSpeedSync fino a 1/4000. Ho evitato di scattare alla “solita” modella in studio, ma ho voluto mettere alla prova il Profoto B2 in una situazione “sporca”: all’aperto, con due componenti di una crew Hip-Hop italiana che si chiama 33Giri.

I Profoto B2 sono controllabili, usando Nikon e Canon, con un trigger AIR-TTL, che consente di modificare le potenze e la modalità da remoto (manuale/ttl). Con la mia Fuji, non potendo lavorare in TTL, mi sono affidato ad un trasmettitore infrarosso che ho conosciuto grazie al grande collega, amico e X-Photographer come me, Zack Arias. Questo trigger ottico, il Wein Sync-Link consente di lavorare con tutti i flash in modalità slave, a patto che macchina e generatore si vedano.

Gli scatti sono stati eseguiti con le due teste Profoto B2, un Octabox Profoto e un ombrello di 70cm, tranne alcuni scatti con luce molto radente, fatti senza alcun modificatore. Come vedrete, la luce, grazie al riflettore incorporato, non è mai durissima, anche lavorando senza ombrelli o softbox. La potenza di 250W che si può usare concentrata in un solo flash, o divisa tra i due, mi ha consentito di scattare in controluce sottoesponendo il cielo e caricando ancora di più la potenza del tramonto.

Tutti gli scatti che vedete qui sotto hanno subito una postproduzione minima: ho lasciato volontariamente anche alcuni elementi, come la gru sullo sfondo, che avrei potuto “timbroclonare”. Il tramonto risulta così saturo perché ho scattato, come dicono gli amici di lingua inglese, “owerpowering the sun”, ossia superando, con la potenza del flash, quella del sole ed esponendo correttamente il soggetto, mentre lo sfondo è sottoesposto. Questa primavera terrò un corso per spiegare come scattare con questa modalità e con altre legate all’uso del flash: se volete rimanere aggiornati, seguitemi su Facebook.
I ritratti col fumo sono stati eseguiti con l’Octabox sul lato sinistro e con delle griglie e delle barn-door, delle bandiere, a concentrare il flash, azzurrato con una gelatina, solo sul fumo, evitando potenziali flare sulle lenti.

Il Profoto B2 è un sistema che potrà dare grandi soddisfazioni sia a chi lo utilizzerà in studio (ci sono delle lampade pilota) ma soprattutto a chi lo utilizzerà in location, quindi all’aperto (un B2 vale come tre o quattro speedlight utilizzati insieme). Gli utilizzatori di Nikon e Canon possono acquistare il controllo remoto AIR-TTL e lavorare in maniera più semplice, anche montando il B2 on-camera. Io aborro l’utilizzo on-camera di ogni flash, ma non tutti la pensiamo allo stesso modo 🙂

Un consiglio per chi decidesse di utilizzare due teste: vale la pena acquistare almeno un cavo di prolunga di tre metri, così da poter posizionare comodamente le teste flash.
Spero che Profoto implementi il TTL anche per gli utilizzatori, come me, delle macchine Fuji, e che in un prossimo firmware ci sia la possibilità, come sul B1, di parzializzare la potenza delle lampade pilota in maniera proporzionale alla potenza del lampo, cosa che al momento non è possibile.

Insomma, il B2 ha grosse potenzialità: potete scaricare la brochure in italiano qui, oppure visitare il sito di Profoto Italia.

Vi lascio al mio brevissimo videotest (magari guardatelo in HD e a schermo pieno) e, sotto, le immagini scattate. Buona visione!

18-135 Fuji. L’ottica da viaggio finalmente è arrivata!

Fuji X-T1, 18-135mm 6400 ISO, 1/42s, 135mm (203mm) f5.6 JPG “normal” SOOC (not modified) © Max De Martino
Fuji X-T1, 18-135mm 2500 ISO, 1/80s, 78mm (118mm) f5.3 JPG “normal” SOOC (not modified) © Max De Martino
Fuji X-T1, 18-135mm 5000 ISO, 1/80s, 66mm (99mm) f5.3 JPG “normal” SOOC (not modified) © Max De Martino
Fuji X-T1, 18-135mm 6400 ISO 1/17s 18mm (28mm) f4.5 JPG “normal” SOOC (not modified) © Max De Martino

English readers read the translation from the friends of Bestmirrorlesscamera. Un paio di mesi fa Fujifilm Italia mi ha comunicato che, visto che in Giappone erano piaciuti i miei scatti, soprattutto il lavoro di Chernobyl, avrebbero avuto piacere di farmi provare un nuovo obiettivo, nel dettaglio il 18-135mm f3.5-5.6, quindi un’ottica corrispondente ad un 27-200mm. Naturalmente non me lo sono fatto chiedere due volte ed ho accettato, seppure dubbioso della qualità di ottiche con fattori di zoom così spinti: avevo utilizzato, in passato, ottiche simili su una Nikon D7000, non rimanendone particolarmente colpito. Anzi, la sensazione era di un obiettivo che faceva tutto, ma mediamente era poco inciso. Questa volta invece ho trovato un’ottica sul livello delle ottiche Fuji, quindi estremamente incisa, come il 18-55 “da kit”. Intanto, partendo dall’esterno, devo dire che il feeling tattile del 18-135, come, peraltro di tutta la serie XF, è molto buono. L’ottica è interamente in metallo, se si esclude il paraluce e, ovviamente (per Fuji), le lenti. Questo dona una sensazione di grande solidità. Ho deciso di utilizzare il 18-135 per raccontare una storia che andrò ad approfondire ancora per molti mesi: la vita della comunità monastica più grande d’Italia, l’Abbazia di Praglia (www.praglia.it) e di cui in calce trovate il link ad alcuni scatti. Per l’occasione Fuji ha deciso di far realizzare un video di backstage che vedrete a breve, per mostrare a voi come si comporta il 18-135 sul campo. Tornando al nostro obiettivo, bisogna dire che è il compagno ideale per la X-T1, essendo la prima ottica “weather resistant”, come la stessa X-T1 e il battery grip VG-XT1. Questo significa avere con sé un mezzo che consente, con 930 grammi, di coprire tutte le focali più utilizzate in viaggio, dal grandangolo al tele, senza doversi preoccupare troppo del fatto che piova o che sia bello. Ovviamente la macchina non è subacquea, ma di certo non sarà messa in crisi da un acquazzone. E questo, per i più ansiosi, di certo può essere una feature da non sottovalutare. Altro punto degno di nota, il sistema di stabilizzazione che consente di scattare con lunghezze focali lunghe, ma con tempi fino a 5,5 stop più lenti. Esemplificando, se a 135mm (200mm equivalenti sul Full Frame) il tempo consigliato per scattare senza rischio di mosso era 1/200 o meglio 1/250 di secondo, ora si può pensare di scattare con la stessa focale, con tempi sino a 1/15 senza problemi. Io pensavo di avere un’ottimo stabilizzatore sul vecchio 70-200 Nikon VRII. Ecco, in confronto non è nulla… Questa funzionalità mi è stata molto utile, insieme al fatto che la X-T1 lavora benissimo anche con pochissima luce, per poter impostare gli ISO in automatico fino a 6400 e concentrarmi sui monaci mentre pregavano nella Chiesa interna all’Abbazia, in situazioni di luce tutt’altro che semplici. Inoltre, visto che il test si è svolto in giornate con temperature superiori ai 35 gradi. Fattore che mi ha spinto a lavorare solo con una macchina e un’ottica: poco peso e meno fatica. Dopo l’Abbazia l’ho poi utilizzata come ottica principale a due matrimoni. Nonostante l’apertura massima non sia da ottica fissa, il bokeh rimane molto morbido ma il soggetto non perde mai di incisione, come peraltro capita anche con l’ottica 18-55 del kit X-E2 o X-T1. Se vi iscriverete a questo blog, presto avrete modo di vedere altri scatti sia dell’Abbazia, sia dei matrimoni (questi sono jpeg in qualità “normal” come usciti dalla X-T1).  Per ora invece vi lascio col video realizzato per Fuji in questa occasione e col video dell’unboxing del “mio” 18-135 numerato “Prototype 14”. ***Guarda la galleria “Ora et Labora” con immagini scattate con X-T1 e 18-135. P.s.: non perdere il video divertente della prova sotto la pioggia.

Buona visione!

Fujifilm 18-135 Unboxing video

This is the simple unboxing of the new Fuji 18-135 weather resistant lens.
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Questo è il video dell’unboxing del nuovo Fuji 18-135 resistente alle intemperie.
Iscriviti a questo blog per leggere la prova nei prossimi giorni!
Intanto una prima recensione light…

Il primo matrimonio al mondo scattato con una Fuji X-T1

English readers, you can read this article from the wonderful guys of Mirrorlessons.

Immagine

Chi mi conosce sa che sono, storicamente, un fotografo Nikon.

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